Mental decluttering: come praticarlo per ridurre lo stress

Il tanto agognato rientro alla 'normalità' per molti si sta rivelando un ritorno allo stress. Un rewind verso la frenesia opprimente dei giorni troppo pieni di cose da fare, pensieri da pensare, emozioni da gestire. In attesa che il cambiamento del sistema si metta in atto e cominci a produrre i primi risultati (se mai lo farà), la cosa già saggia e utile è praticare il decluttering mentale. Per non lasciarsi ingabbiare nelle solite dinamiche di urgenza, fatica, ansia e mancanza di tempo per sé.

Come lo space clearing insegna a liberare gli spazi di casa per far fluire meglio l’energia, il decluttering mentale consente di fare spazio alla serenità ripulendo la mente dai troppi pensieri. Quando il traffico mentale è congestionato, perdiamo lucidità, memoria, capacità di concentrazione. Così tutto diventa più faticoso e confuso. Per fortuna le meditazioni di consapevolezza aiutano a ridurre il caos, eliminando gli ingorghi di pensieri negativi e lasciando scorrere meglio quelli positivi fino a creare un ordine funzionale al benessere. La loro efficacia è massima quando vengono utilizzate in modo sinergico, per esempio in un programma di decluttering mentale composto da 4 fasi:

  1. Fare spazio

  2. Pulire (=disintossicare)

  3. Alcalinizzare

  4. Creare uno scudo protettivo


1) FARE SPAZIO

Lo spazio interiore è spesso gestito da un sistema di abitudini (mentali, emozionali e comportamentali) che ci comandano come burattini appesi a fili di cui non ci rendiamo conto. Non ci accorgiamo, per esempio, che molti dei nostri bisogni non sono nostri: pensate al senso di urgenza, a come molto spesso ci venga dal contesto in cui viviamo e noi lo introiettiamo al punto da lasciargli sovvertire le nostre priorità, facendo slittare le cose più importanti dietro quelle urgenti. In questa frenesia, il rumore mentale è così forte che diventa difficile ascoltare la voce (ormai flebile) dei nostri reali bisogni. E lo spazio per se stessi diventa sempre più piccolo fino a scomparire.

Ci sono però due importantissime pratiche che permettono di ritrovarlo, ampliarlo e stabilizzarlo: sono le meditazioni che addestrano a entrare nello stato di Samatha e di Vipassana. Samatha è lo stato di calmo dimorare del corpo, della mente e del cuore in quell'isola di pace che è sempre dentro di noi, anche quando ne abbiamo perso la chiave d'accesso e non sappiamo più come raggiungerla. Il modo più semplice per farne esperienza è scendere con l’attenzione nel corpo e concentrarsi su un oggetto concreto: il respiro, per esempio, oppure le sensazioni percepite scandagliando e rilassando il corpo dalla testa ai piedi e poi ancora dai piedi alla testa. Si può entrare in Samatha anche utilizzano processi di visualizzazione: il Maestro Thich Nhat Hanh, per esempio, ha creato una bellissima pratica che consiste nel visualizzarsi prima come fiore, poi come montagna, acqua e spazio, evocando dentro se stessi le caratteristiche di freschezza, solidità, calma e libertà.


Con Vipassana, invece, s'intende la chiara visione di come tutte le manifestazioni del nostro umano essere - dalle sensazioni corporee fino ai pensieri e agli stati d'animo che insorgono e poi scompaiono nella nostra mente/cuore - siano manifestazioni impermanenti. Onde sul mare della coscienza. Nuvole nel cielo.

Se prima l’attenzione era focalizzata su un solo elemento, ora tutto ciò che si manifesta Adesso diventa oggetto di osservazione concentrata. In questo modo ci si accorge che Anicca, l’impermanenza, è la caratteristica che accomuna ogni cosa. E che non possiamo identificarci con i nostri pensieri perché, proprio come le nuvole nel cielo, arrivano, si aggregano in modo diversi ma poi, se non li tratteniamo, inevitabilmente se ne vanno. Più prendiamo coscienza di questo, più le nuvole si diradano e diventano meno minacciose. Tra l’una e l’altra si crea uno spazio di quiete e libertà.

2) PULIRE E DEPURARE

Per mantenere la mente pulita e leggera, libera e chiara, è fondamentale addestrarsi nel non attaccamento, lasciando andare ogni tossina mentale nel momento stesso in cui si presenta. Che sia un brutto pensiero o un’emozione negativa, la tecnica è: osservare (senza giudicare) e riconoscere, respirare e lasciare andare.

Al contrario, se trattenete anche un solo pensiero rimuginandolo, lo trasformate in una locomotiva che trascinerà dietro di sé una sfilza di altri pensieri in gran parte negativi, creando un ammasso di forme-energia (i pensieri) che ingombreranno proprio come nuvole il cielo della mente, oscurandone la chiarezza e la lucida visione. Nel caso di pensieri negativi che tornano costantemente, il trucco è identificarli, proprio come vecchie conoscenze che non ci fanno più paura: “Ciao, sei tornato? Mi siedo a respirare qui con te!”. Ogni pensiero buio, anche quello che non avreste mai voluto pensare, va osservato con tenerezza, perché in fondo è solo una vecchia parte di te stesso che ha bisogno delle tue cure. Puoi sorridergli con accettazione e tenerezza, facendolo sentire al sicuro. In queste condizioni, sarà lui stesso a dissolversi, e potrai lasciarlo andare come lasceresti andare una foglia che si stacca da un ramo.

3) ALCALINIZZARE


Per disintossicare il corpo assumiamo cibi, bevande e integratori che abbassano l’acidità del sangue. Allo stesso modo, per disintossicare la mente si utilizzano meditazioni che sviluppano emozioni benefiche, capaci sia di creare uno spazio di pace sul piano emotivo, sia di agire a livello biochimico dispiegando un effetto alcalinizzante. Queste emozioni sono: gioia, gratitudine, gentilezza, compassione. Per evocarle ed espanderle on demand si utilizzano meditazioni come Metta, la pratica della gentilezza amorevole, e Mudita, la meditazione della gioia condivisa. Oppure pratiche come la meditazione della gratitudine e quella del sorriso. In questo modo si crea tra cuore e cervello un rapporto di coerenza elettromagnetica che rende molto più facile ritrovare la chiarezza mentale e la serenità emotiva. Si aprono spazi di positività anche all’interno della negatività. Si predispone il sistema mente-corpo e funzionare in modo efficiente e sano.



4) CREARSI UNO SCUDO

Richiamate alla mente dei momenti in cui avete sperimentato l'amore, la tenerezza, la benevolenza, la gratitudine.

Riassaporate quegli stati d’animo e prendete consapevolezza delle sensazioni fisiche che percepite nelle varie parti del corpo. Cosa sentite fisicamente? Cosa cambia a livello sensoriale e come reagisce il vostro corpo quando ripetete dentro di voi le parole gioia, entusiasmo, amore? Dedicatevi a questa pratica ogni giorno per almeno 5 minuti. Poi spendetene altri 5 spostando l’attenzione sulle parti del corpo in cui non provate alcun dolore, alcun fastidio, alcun disagio (per esempio: in questo momento non ho mal di denti, non ho mal di testa, non ho mal di pancia…) e soffermatevi ad apprezzare questa preziosa assenza. Questa mancanza di disagio che piano piano imparerete ad assaporare come agio. Infine, il più spesso possibile immergetevi nella natura: gli alberi e il verde hanno un effetto decontraente sulla psiche e la dotano di un antidoto naturale contro lo stress, le tensioni e gli accumuli di pensieri tossici.



IL PARADOSSO DELLA DISTRAZIONE

Di solito non siamo consapevoli di essere ‘ingorgati’ e, quando siamo sotto stress, nell’illusione di rilassarci ci intasiamo ancora di più, per esempio vagando sui social e perdendoci tra giochini e informazioni inutili che vanno a sommarsi al carico già ingombrante che c’è nella nostra mente. Come capire se siete caduti in questo paradosso infelice? Un segnale inequivocabile è l’altalenare dall’inquietudine al torpore, dall’agitazione alla sonnolenza, dall’adrenalina alla spossatezza. Un altro sintomo molto comune è sedare l’inquietudine eccedendo nei consumi di cose materiali e immateriali: cibo o bevande, informazioni, continue interazioni virtuali e uso dei social, impegni, appuntamenti e tante ‘cose da fare’ anche nel tempo libero. Il problema è che, finché non facciamo spazio, le nostre percezioni restano condizionate ed erronee.


Grazia Pallagrosi

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